da https://www.remocontro.it/2022/03/07/kant-abolizione-della-guerra-e-pace-perpetua-utopia-fuori-luogo/

Tra i molti avvenimenti a sorprendere, tra i pochi non drammatici di questi giorni, scoprire un generale (ma so per certo che non è il solo), a parlarci di pace. Forse perché chi ha studiato e vissuto la guerra conosce tutta la sua irragionevole crudeltà. Il generale Giuseppe Santomartino, arabista di fama e uomo di cultura (e prezioso collaboratore di remocontro), parte da una critica alla ormai conclamata assenza di una vera ed efficace ‘International Overarching Authority’, un’autorità superiore con piena ed effettiva capacità di prevenire i conflitti. Usando il pensiero del grande filosofo tedesco Immanuel Kant.

L’impotenza Onu

Il Consiglio di Sicurezza (CdS) dell’ ONU si riunirà per gli aiuti umanitari in Ucraina. La notizia è buona, ma non deve entusiasmare più di tanto: il CdS esiste innanzitutto per prevenire i conflitti prima che risolverne le conseguenze umanitarie. I pesanti limiti del CdS, l’assenza di una vera ed efficace International Overarching Authority, un’autorità superiore con piena ed effettiva capacità di prevenire i conflitti e far da garante del rispetto del diritto internazionale è forse il nodo principale, anche se poco celebrato e poco capito, delle tragedie conflittuali che stiamo subendo in questo secolo di cui l’ Ucraina è solo l’ ultimo tragico esempio.
Ciò ovviamente nulla toglie alla netta ed assoluta condanna alla Russia per l’aggressione più vasta mai vista in Europa dal 1945, dagli esiti ancora incerti.

Utopie, letteralmente ‘luogo che non esiste’

Ma proprio il termine ‘Utopia’ nei secoli ha poi acquisito paradossalmente nella scienza politica il significato di ‘modello ideale’ cui poter almeno cercare di tendere nella consapevolezza della sua intensa, seppure apparentemente solo astratta, validità. E proprio lo tsunami di articoli, saggi, analisi talk-show che stiamo subendo in questi giorni…beh… dovrebbe indurci a far evadere il nostro spirito analitico verso una utopia che abbia, auspicabilmente, qualche convincente valenza col dramma che stiamo vivendo.

Il personaggio che forse, meglio di altri, può proporre qualche utopia utile in tal senso ha un nome: Immanuel Kant.

Kant e la “Pace Perpetua”

È da evidenziare preliminarmente che l’interpretazione del concetto di “progresso” in Kant non è tanto da riferire alle comuni accezioni cui siamo abituati, ma principalmente alla realizzazione dell’idea di costituzione politica ‘massimamente perfetta’ nel quadro di una civilizzazione che includa anche, e qui entriamo già nel nostro campo di indagine, l’abolizione della “guerra”, obiettivo che quindi assume, purtroppo per noi, la valenza di principale indicatore di progresso.

Alcuni altri concetti rilevanti in Kant

  • l’ obiettivo di una “società civile che faccia valere universalmente il diritto”. Anche qui vediamo un concetto di estrema attualità non solo per la vicenda Ucraina ma per tante vicende del XXI secolo in cui la percezione prevalente è una continua erosione dell’ efficacia del diritto internazionale e la mancanza di una vera autorità o governance universale ( Overarching Authority) in grado di esserne garante specie nei confronti delle più gravi violazioni quali appunto quelle che generano conflittualità;
  • l’ipotesi che gli Stati possano acquisire sicurezza e diritti non già dalla propria intrinseca potenza ma dal ‘tessuto’ derivante da una grande confederazione pacifica di popoli (“foedus pacificum”).
    Kant sottolinea quindi come la guerra sia un indicatore della imperfezione della cultura dell’uomo e, di contro, la pace duratura, che poi definirà “perpetua”, sia il miglior indicatore del raggiungimento, da parte dell’uomo, dello stadio di “perfetta cultura”.

Le guerre moltiplicata

E’ appena il caso di constatare che quindi oggi più di ieri, con un numero di conflitti censiti nel mondo quasi raddoppiato nell’ ultimo decennio e col recente conflitto in Ucraina, l’ Umanità sia ben lontana sia da un buon livello di progresso sia dalla “perfetta cultura”.
Il concetto di “Pace Perpetua” per Kant, oggetto di una sua opera, è innanzitutto un ‘progetto filosofico’ ma in cui non si esclude la valenza politica con una visione teologica che, pur partendo da una visione alquanto pessimistica dell’ Umanità ( e che dopo due secoli appare più che confermata), vede tuttavia l’uomo proiettato verso un futuro essenzialmente positivo e di perfezione.

‘Pactum pacis’

Nel suo concetto di ‘Pace Perpetua’ K. prevede che la ‘confederazione pacifica’ universale, che potremmo assimilare alla “Overarching Authority”, sia distinta dal concetto di trattato di pace (pactum pacis) per il fatto che questo deve cercare di dar fine a una guerra, quella invece a tutte le guerre ( e quindi di quanto sia inutile accontentarsi di ‘semplici’ trattati di pace destinati per lo più a vanificarsi in poco tempo). K. parla quindi di “uno Stato di popoli (civitas gentium) che infine comprenderà tutti i popoli della Terra” o almeno (con un realismo che lo rende molto attuale) un “surrogato di una confederazione che respinga la guerra per trattenere il vortice delle inclinazioni bellicose e contrarie al diritto”. L’intera visione kantiana è poi innervata dalla sua concezione cosmopolita.

Spirito commerciale e potere finanziario

Sempre con sano realismo Kant ammette, insieme ai principi ideali, l’ importanza dello “spirito commerciale” e del “potere finanziario” (che K. definisce il più affidabile fra i poteri dello Stato), in base a tali elementi “gli Stati si vedono costretti (non certo per impulsi etico- morali) a favorire la nobile pace e a evitare la guerra con negoziazioni”. L’ accostamento alle sanzioni economico-finanziarie adottate in queste ore appare più che evidente.

Carta Onu e Kant

Tornando al XX secolo va detto che l’ architettura generale prevista dalla Carta dell’ ONU dopo la Seconda Guerra Mondiale riprese in buona parte questa visione kantiana, comune peraltro ad altri filosofi fra cui lo stesso Grozio, considerato il “fondatore” del diritto internazionale, imperniata sulle funzioni di “responsabilità generale” e sulle competenze esclusive del Consiglio di sicurezza in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Ma è purtroppo evidente, per i motivi già esposti, che tale modello ha evidenziato grosse criticità e c’è ancora molto da migliorare forse tornando (perché no?) al pensiero originale kantiano.

Il diritto di veto come paralisi

Gli elementi più critici appaiono essere: il diritto di veto da parte delle cinque “potenze vincitrici” (che si è rivelato, di fatto, sempre più uno strumento paralizzante); il livello di rappresentatività dei membri permanenti che di fatto esclude la maggior parte dell’ Umanità (specie Africa ed America Meridionale) dal CdS; la effettiva disponibilità di strumenti (forze militari e sanzioni) in grado di implementare le decisioni del CdS.
Come ha scritto uno studioso proprio in riferimento all’ opera “Pace Perpetua” di Kant: “A state of war will exist, whether nationally or internationally, until and unless Sovereign States submit to the binding resolutions of an Overarching Authority.” I fatti di questi giorni, e di quest’ ultimo ventennio, gli danno pienamente ragione.

Reinventare un’autorità superiore

Occorre quindi drammaticamente ed urgentemente reinventare questa ‘Overarching Authority’ anche con l’ aiuto di Kant, il quale, forse in previsione del scetticismo a buon mercato ( o incapacità) dei suoi posteri, scrisse: “la pace perpetua non è chimera… non è un’ idea vuota, ma un compito che, assolto a poco a poco, si avvicina costantemente …alla sua meta”.

Lo scoglio principale non appare tanto quello giuridico-internazionale e neanche forse quello politico, ma culturale: capire l’esigenza di un profondo mutamento nel modo di pensare le Relazioni Internazionali.

Giuseppe Santomartino
studioso di questioni islamiche formato all’Istituto universitario orientale di Napoli, e una carriere militare con alte responsabilità in giro